L'attualità di Aristotele
 

Una premessa

Con il testo che presentiamo qui Federica Castaman e Alessandro Zocca della 5CI, nel 1998 sono stati premiati quali autori del miglior saggio filosofico dell’Italia settentrionale nel concorso dedicato agli Aspetti della filosofia di Aristotele che meritano ancora l’attenzione della cultura contemporanea.
Docente di filosofia dei due studenti era il prof. Giuliano Parodi.


Quali aspetti della filosofia di aristotele meritano ancora l'attenzione della cultura contemporanea e quali invece sono irrimediabilmente legati alla situazione storica in cui egli e' vissuto?
di Federica Castaman e Alessandro Zocca

"Ma è possibile che continuino ancora a darci temi su Aristotele?! Si trattasse almeno di pochi isolati "fanatici" che seguitano a venerarlo ... e invece no! Siamo circondati, non ci si salva, neanche qui a scuola ! In testa a tutti c'è il professore di filosofia che continua a tirar fuori Aristotele, eppure oramai parliamo di autori contemporanei! Anche l'altro giorno discuteva di politica con il professore di diritto, non ho capito bene cosa dicessero, boh la bicamerale ... il federalismo ..., comunque anche lì Aristotele ha fatto la sua gran figura :
"... era ovvio che l'Italia si sarebbe ridotta così" diceva il professore di filosofia "... lo sosteneva anche il grande Aristotele, ogni forma di governo degenera : la monarchia in tirannide, l'aristocrazia in oligarchia e così la democrazia è destinata a diventare demagogia ...".
E così l'Italia, repubblica democratica, si starebbe avviando a grandi passi verso l'anarchia senza alcuna via di scampo? Ma che pessimismo! E poi come si fa a basarsi ancora su un filosofo del 300 a.C.? Sarà anche stato un personaggio di spicco per la sua epoca, ma oramai la sua filosofia ha le ragnatele ! O no ?".

"Ma dai Alessandro, non essere così categorico! Tieni conto che è pur sempre un professore di filosofia e quindi tende a tenere saldi i pilastri della sua materia ... e comunque secondo me non gli si possono dare tutti i torti. Se ci pensi bene, Aristotele ci ha azzeccato in pieno ... finora tutte le istituzioni politiche sono andate via via deteriorandosi, fino ad essere sostituite da qualcos'altro".

"Ok, ma ragiona un attimo : 2000 anni fa il governo lo stavano ancora inventando, neanche se lo immaginavano loro il semipresidenzialismo alla francese con parlamento all'americana ma con tendenze assolutistiche ...! Figurati ! Quindi spiegami : Aristotele come poteva, ragionando su tre elementari e primitive forme di governo, arrivare a spiegare la politica contemporanea ?".

"Si, hai ragione, magari non degenerano esattamente secondo le sue regole, ma devi ammettere che tutto sommato si è avvicinato abbastanza alla realtà. Il discorso è semplice : ogni regime, istituzione o governo, tende all'autoconservazione e per questo, al minimo attacco esterno, si chiude in sè stesso temendo un indebolimento, così si separa dalla realtà sociale, diventando progressivamente inadeguato e anacronistico, corpo a sè, ed entrando in un circolo vizioso che lo porta verso la sua fine. Capisci cosa intendo ?".

"Si è vero, ma non puoi trarre conclusioni così generali ! Guarda che anche il tuo amato Aristotele ha preso i suoi bei granchi, nessuno è perfetto ! Prendi ad esempio il suo ragionamento sull'alternarsi al governo dei vari cittadini. Pretendeva che ogni cittadino a turno prendesse il potere e gestisse la Polis nell'interesse di tutti per un determinato periodo di tempo per poi ritornare a dedicarsi ai suoi hobbies. La storia ha dimostrato che chiunque salga al potere, tende a volerci restare ... così poi degenera, l'hai detto tu, sei contenta ?".

"Si, grazie, molto gentile".

"Quindi diventa una vera e propria utopia ! C'è poco da fare, l'interesse dell'uno non può coincidere con l'interesse di tutti. Questa però è la nostra visione, propria dell'era capitalistica in cui viviamo. Ricordando Marx ed Hegel ci troviamo di fronte ad un ragionamento simile a quello aristotelico secondo cui lo stato etico doveva essere un'unione di famiglie tendenti tutte alla felicità. Dove la felicità è il bene comune in cui si inserisce armonicamente la felicità di ogni singolo. Essendo Marx ed Hegel filosofi del nostro tempo, non si può fare a meno di riconoscere in questo aspetto una certa modernità di Aristotele".

"Propriamente. E, se non sbaglio, in Inghilterra sono riusciti a mettere in pratica una cosa del genere".

"Sarebbe a dire ?".

"Storicamente hanno sempre improntato la loro linea politica sul concetto della massima felicità per il massimo numero di persone".

"Si, ma il discorso è diverso. A parte il fatto che Aristotele voleva tutta la felicità per tutti gli individui, la felicità di cui parli tu è tutta un'altra cosa. Infatti Aristotele sosteneva che la felicità derivasse dall'esercizio delle virtù, etiche o dianoetiche che fossero. Al giorno d'oggi invece la felicità deriva da altre cose".

"I soldi !?".

"Esatto !".

"Però è triste, se ci pensi, come il capitalismo ci abbia portato in una situazione in cui l'etica si identifica con l'utile e con l'economicamente vantaggioso".

"Beh ! Non so quanto fossero disinteressati gli antichi greci".

"E' vero, ma guarda quanto spazio viene dedicato oggi al bieco guadagno, guarda quanto l'agire umano sia oggi utilitaristico e finalizzato all'interesse personale. Nel senso che ogni volta che qualcuno fa qualcosa, è perché ha un fine ben preciso, un tornaconto personale. E' come se il "primo motore immobile" si sia identificato con la causa finale. In mancanza del fine, non c'è azione".

"Estendendo però il tuo ragionamento si arriva a dire che un pianeta non si muove perché non ha un utile da raggiungere".

"Attento ! Stai confondendo l'agire secondo utilità dell'uomo con il teleologismo del mondo naturale. Penso che la natura abbia un fine anche se l'uomo non è ancora riuscito a trovarlo".

"Ma scusa, con l'avvento della scienza si è appurata la casualità dei processi che regolano il mondo; considera per esempio la fisica quantistica : non avrebbe senso cercare il fine del moto di un elettrone quando è meramente casuale".

"E' vero, ma in fin dei conti anche un pianeta si sposta seguendo orbite che gli consentono il minimo dispendio di energie e da lì non si muove se non spinto da cause esterne".

"Però oggi come oggi ci si concentra di più su come funzionano le cose, non sul perché della loro esistenza. Invece Aristotele pretendeva di definire il perché attraverso la creazione di un mondo parallelo di motori mobili e immobili, di cause efficienti e cose del genere, che ben poco hanno a che fare con il mondo reale".

"Giusto. La metafisica è, credo, una delle poche pecche di Aristotele che si possono evidenziare al giorno d'oggi. Il finalismo del passaggio da essere in potenza a essere in atto, la dottrina delle quattro cause, l'esistenza di un mondo "altro" rispetto al reale in cui le idee spiegano i fenomeni ... sono tutte cose che con l'avvento della scienza sono colate a picco appunto perché oggi si guarda al come delle cose, ma soprattutto ci si concentra su ciò che è dimostrabile e concreto ... direi quasi tangibile".

"Ma allora vedi che mi dai ragione ! Tu definisci Aristotele moderno, per poi riconoscere come antiquata una delle colonne portanti del suo pensiero, ti contraddici !".

"Si, è vero che la metafisica è un aspetto fondamentale della filosofia aristotelica, ma bisogna cercare di considerare di più il modo in cui questo filosofo compie i suoi ragionamenti piuttosto che i contenuti e le conclusioni a cui arriva. Mi spiego meglio : mi sembrano decisamente più validi e interessanti gli strumenti che usa Aristotele che non le applicazioni e le conclusioni che trae. Ad esempio potremmo considerare la logica".

"Ma non era quella che parlava di scienze poietiche, pratiche e teoretiche ? Non mi sembra una suddivisione così attuale e moderna. Oggi l'unica scienza che rispetti la teoria di Aristotele è forse la filosofia, scienza teorica o sapere disinteressato e fine a sè stesso. Matematica e scienze della natura, che Aristotele definiva teoretiche, ora si possono annoverare tra le scienze poietiche, cioè volte alla produzione di oggetti. Ma l'arte, originariamente scienza poietica, è più teoretica che altro. Da tutto questo polverone emergono etica e politica come scienze pratiche, perché riferite al fine del comportamento umano, il bene. Ma, se mi è concesso, credo che la politica ora abbia ben poco a che fare con il "bene" dell'umanità, piuttosto si collega all'economia. Aristotele invece la affiancava ad una dimensione etica che è stata con il tempo assorbita dalla religione".

"Non era questo che intendevo. La logica è funzionale allo studio della realtà, cioè alla scienza. E la scienza viene poi suddivisa come hai detto tu, in modo anacronistico, in scienze poietiche, pratiche e teoretiche. Quello che volevo sottolineare io era il deduttivismo della logica, caratteristica ancora preponderante nei processi di ragionamento. Se ci pensi bene la logica è ancora uno strumento molto importante in matematica, strumento fondamentale in analisi e "conditio sine qua non" di ogni ragionamento filosofico. Ogni dimostrazione si basa su deduzioni da concetti assodati o evidenti e la scienza si basa su dimostrazioni. Quante volte il professore di matematica ti ha corretto perché il tuo ragionamento non era logicamente esatto ?".

"Parecchie ! Però guarda che nonostante che "scientia est scire per causas", mica tutte le scienze sono dimostrabili. Ad esempio ti sembra che la politica abbia qualche fondamento logico ? Penso sia indimostrabile, è empirica".

"Beh, non è per dire, però la pensava così anche Aristotele. E ti dirò di più: nella logica si innesta tutto il discorso della dialettica che è molto ma molto valido".

"Cosa ? Sillogismi e simili ?".

"Mi riferivo piuttosto alla tecnica di confutazione basata su premesse fornite dall'interlocutore e attraverso cui si giunge a conclusioni contraddittorie. Tecnica che, se non mi sbaglio, è tutt'ora utilizzata nei tribunali e in politica. Oltretutto nei periodi di propaganda elettorale, l'oratore deve esibire una rettitudine morale, almeno di facciata, per mostrarsi degno del compito che gli elettori gli dovrebbero affidare. Per convincerli poi, ha bisogno, oltre che della retorica, anche di sapere quali sono gli argomenti che influenzeranno maggiormente il suo pubblico. Per far questo deve, parafrasando Aristotele, essere profondo conoscitore delle "passioni umane", o se preferisci della loro psicologia".

"Beh, forse nella psicologia si può trovare ancora qualcosa di attuale".

"Cosa succede, ti stai convertendo ?".

"Considera per un attimo le categorie dell'anima identificate da Aristotele : l'anima vegetativa, sensitiva e razionale. Al giorno d'oggi non si parla più di anima così come la intendeva Aristotele, anche perché questo concetto è stato messo profondamente in crisi da alcuni scienziati che ne negano l'esistenza considerandola non necessaria alla vita. Comunque se con anima si intende il grado di razionalità degli esseri viventi, la suddivisione aristotelica è tutto sommato valida. Nell'anima vegetativa c'è un grado di razionalità primitiva, tesa più che altro all'autoconservazione; nell'anima sensitiva che si ritrova negli animali, agli istinti di autoconservazione si aggiunge un primo barlume di intelligenza, che in alcune specie si rivela più acuto, sino ad arrivare all'anima razionale insita nell'uomo che gli permette di ragionare in modo completo e articolato".

"Si, però probabilmente il punto cruciale non è tanto nel concetto di psicologia come analisi delle tipologie di anima, ma piuttosto nel considerare il concetto di anima associato alla biologia. Se si intende l'anima come condizione necessaria alla vita, bisogna accettarne il ruolo di principio vitale. Principio che non si esprime nel movimento, appunto perché anima non è sinonimo di movimento ed è insita nella materia. Infatti anche per Cartesio il movimento non era caratteristica propria della materia, ma era elemento esterno, in quel caso donato da Dio. L'anima invece, secondo la visione aristotelica, è parte integrante del corpo e della materia e dà loro vita".

"Prendendo per buono questo tuo assunto si può dire che Aristotele, pur partendo con 2000 anni di conoscenza in meno, riesce in questo senso a superare Cartesio che identificava la causa della vita nel movimento impresso da Dio in ogni sua creatura".

"Precisamente, perché il principio di vita è nella materia, non nel movimento; prendi ad esempio una pianta : è viva ? Aristotele, come noi, avrebbe detto di sì, Cartesio, molto probabilmente, avrebbe detto di no. Questo perché Aristotele attribuiva alle piante un'anima che, per quanto primitiva fosse, era pur sempre sintomo di vita. Cartesio invece, non trovava alcun movimento in un vegetale, perciò non lo definiva vivo".

"Insomma credi che si possa interpretare in senso biologico il concetto psicologico di anima ?".

"Certo perché anima è principio di vita e vita si dice "bios". Inoltre penso che ci sia un risvolto in senso biologico anche nella gnoseologia aristotelica".

"Gnoseologia ? La scienza della conoscenza ?? In senso biologico ???".

"Si ! Con una sbirciatina a Darwin, si può definire conoscenza biologica quell'adattamento al mondo che poi sarà definito "evoluzione". Attraverso la somma delle esperienze che una specie vivente compie, si adatta di conseguenza all'ambiente. E' un cambiamento progressivo, che deriva dalla conoscenza sempre più approfondita dell'habitat".
"Probabilmente stai forzando un pò le cose. Anche se alcuni aspetti della gnoseologia possono considerarsi attuali, come il fatto di trarre conclusioni da vari esperimenti fatti, nel mondo scientifico ci sono sicuramente anche nuovi metodi attraverso cui l'uomo può giungere alla formulazione di leggi generali ... guarda ad esempio quante sono le ipotesi che si fanno in astronomia. Determinate teorie sono tuttora rimaste indimostrate pur essendo teoricamente valide. Non sempre si parte dalla sperimentazione per giungere alle conclusioni".

"Ma è possibile che mi fraintendi sempre ? Io stavo parlando della possibile visione biologica della scienza e tu subito la metti sul piano del sapere ricadendo, tra l'altro, nella logica. E' ovvio che se interpretiamo la gnoseologia unicamente come scienza del sapere, non possiamo concepire la benchè minima modernità nella filosofia aristotelica. Ti dicevo semplicemente che possiamo ampliare il significato di conoscenza considerandola non solo come sapere, ma anche come conseguente adattamento".

"E così ci si riconduce al fatto che il sapere non è più fine a se stesso ...".

"E l'arte dove la metti? Due sono le possibilità in questo caso : o esiste qualche aspetto della conoscenza fine a se stesso, oppure l'arte ai giorni nostri non è da considerarsi una scienza".

"L'arte non è scienza, però è conoscenza che è fine a se stessa perché è un mezzo attraverso cui possiamo apprendere emozioni. In fondo l'arte in genere trasmette messaggi. Un discorso del genere lo faceva anche Aristotele, infatti forme artistiche, come ad esempio la tragedia, suscitavano nello spettatore pietà e terrore, così operando la catarsi. Oggi non si può più parlare di tragedie, ma l'elemento catartico permane comunque in determinate manifestazioni di massa tipo Woodstock o concerti con atmosfere particolarmente coinvolgenti. E comunque ci sono ancora persone che provano forti emozioni di fronte ad un quadro o ascoltando una poesia".

"Aristotele è moderno. C'è poco da fare, ha avuto delle intuizioni intramontabili. Certo, ha fatto anche lui i suoi buchi nell'acqua, vedi per esempio la concezione astronomica, ma considera che gli mancavano gli strumenti; da certi punti di vista era ovviamente legato al suo tempo".

"Sì, Federica e comunque, se non sbaglio, Aristotele riconosceva che si è figli del proprio tempo, nel senso che tutto è relativo alla situazione in cui si vive ... pertanto contemplava la possibilità di cambiare opinione, perché la vita è movimento ...".

"Eh no! Non ricominciamo ...".